domenica 15 novembre 2019

L'ACCIDIA

Un falco era stato catturato da un contadino e viveva legato per una zampa nell'aia di un cascinale.

Non si era rassegnato a vivere come un qualunque pollo. Aveva cominciato a dare strattoni su strattoni alla corda che lo teneva av­vinto ad un robusto trave del pollaio. Fissava il cielo azzurro e par­tiva con tutte le sue forze. Inesorabile, la corda lo tirava a terra. Pro­vò e riprovò per settimane, finché la pelle della zampa fu tutta lace­rata e le belle ali rovinate.

Alla fine si era abituato. Dopo qualche mese trovava di suo gra­dimento anche il mangime dei polli. Si accontentò di razzolare.

Così non si accorse che le piogge autunnali e la neve dell'inver­no avevano fatto marcire la corda che lo legava a terra.

Sarebbe bastato un ultimo modesto strattone e il falco sarebbe tornato in libertà, padrone del cielo.

Ma non lo diede più.

Il nostro corpo fatica anche solo a salire una rampa di scale. Ma la nostra anima ha le ali. E il cielo è nostro.

 

Il massimo, oggi, è «accontentarsi». Lo zio Carlo mi ha detto: «Nel­la lettera a Babbo Natale hai scritto che desideri la pace nel mondo, ma perché non ti accontenti di una mountain bike?» (Ludovico, 7 anni).

 
 

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