domenica 2 giugno 2019

LO STAGNO E LE OCHE

C'era una volta, in un angolo di campagna verde e incontaminato, un laghetto di acqua limpidissima. Era un laghetto minuscolo, quasi uno stagno, ma il cielo si specchiava dentro la sua acqua pura e lo sformava in un gioiello incastonato nel morbido tappeto dei prati.

Il sole di giorno, la luna e le stelle di notte si davano appuntamento nel limpido specchio d'acqua. I salici della riva, le margherite e l'erba delle colline tremavano di gioia per quel riflesso di cielo caduto in terra, che trasformava quel remoto angolo di mondo in piccolo paradiso.

Ma un giorno, schiamazzando e starnazzando, arrivò sulle  sponde dello stagno uno stormo di grasse e prepotenti oche. I loro imperiosi «qua, qua!» e i loro robusti becchi sconvolsero il silenzio e la pace dello specchio del cielo.

Le oche erano creature pratiche, non badavano certo al sussurro del vento e ai riflessi dell'acqua limpida. Si tuffarono a decine nello stagno cominciarono ad arare il fondo alla caccia di cibo. «Mangiare e ingrassare» era il loro motto. Sguazzavano, sporcavano, strepitavano. Piume e spruzzi volavano da tutte le parti. Granchiolini, pesciolini, e tutti gli animaletti che vivevano nel laghetto in un battibaleno sparirono nel vorace gozzo delle insaziabili oche. La polvere finissima depositata sul fondo, sconvolta e smossa, invase l'acqua. Rametti, foglie e alghe che filtravano e trattenevano l'acqua nel laghetto furono dispersi.

La sera, quando il silenzio ritornò tra le colline, la prima stella cercò invano la sua casa sulla terra e la luna non poté specchiare il suo volto d'argento sulla terra. Lo stagno era solo una distesa di fanghiglia maleodorante e senza vita. Lo stagno era morto.

Il vento portò la notizia alle nubi e le nubi alle stelle, alla luna e il sole. Tra le foglie dei salici piangevano i pettirossi e le allodole. In quell'angolo di campagna il cielo non si sarebbe specchiato più.

 

Il laghetto sei tu. 

 
 

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