domenica  30 maggio 2021

LA ZUPPA DI PIETRA

C'era una volta un vagabondo che aveva molta fame. Dopo tre giorni di digiuno, giunse in un villaggio. Purtroppo quello era il vil­laggio più meschino dell'intera regione. Gli abitanti avevano le dispense piene e i piatti sempre vuoti: non invitavano mai nessuno. «Bisogna risparmiare» ripetevano. «Non si sa mai, può capitare un amico all'improvviso». Ma, a dir la verità, avidi e avari com'erano, nessuno di loro aveva amici. Toc, toc, toc. Il vagabondo bussò alla porta della prima casa.

«Chi sei? Cosa vuoi?» strillò una voce «sicuramente vuoi qual­cosa gratis, no? Vattene, non ho niente da darti! Non ho niente da buttar via, io!».

Il vagabondo provò alla casetta vicina. Ebbe la stessa risposta. Così di casa in casa. Bussò infine alla porta della casa del sindaco, af­facciata sulla piazza del villaggio.

«Volevo solo chiederle un po' d'acqua» disse sorridendo al volto astioso che fece capolino, «sto per cucinare una deliziosa zuppa di pietra».

La fessura della porta si allargò: «Hai detto zuppa di pietra?».

«Sì» fece il vagabondo con fare innocente «posseggo una pietra magica, ho solo bisogno di un po' d'acqua». Il sindaco brontolò ma arrivò con un secchio d'acqua.

«Com'è gentile lei», sussurrò il vagabondo, «non vorrebbe farmi compagnia? Non per vantarmi, ma dicono che la mia zuppa di pietra sia la migliore del mondo. Non avrebbe una pentola un po' grande?»

«Io non ne ho mai sentito parlare», borbottava il sindaco, ma prese il paiolo più grosso che aveva e lo porse al vagabondo, che ac­cese un fuoco in mezzo alla piazza, tirò fuori dalla bisaccia una gros­sa pietra, la pulì ben bene e poi la mise nella pentola.

In un attimo, la notizia della pietra miracolosa che bolliva in piazza fece il giro del villaggio. Quasi tutti gli abitanti formarono un cerchio intorno al vagabondo e alla sua pentola.

«E mangerai quella roba?» chiese una ragazzina, facendo una smorfia.

«Hai ragione» disse il vagabondo. «La zuppa di pietra è molto più buona con una cipolla, ma dovrò accontentarmi». Un attimo dopo una mano porse una piccola cipolla.

«Grazie, signora» disse il vagabondo. Aggiunse la cipolla e as­saggiò il brodo. «Mmm, deliziosa». La gente lo guardava con occhi sempre più increduli.

«Capisco cosa state pensando: la zuppa di pietra è ottima spe­cialmente con le cipolle e con una manciata di fagioli, ma io mi ac­contento...».

Un ragazzino arrivò trafelato con un martellino colmo di fagio­li. «Li accetto volentieri, se mangi con me» disse il vagabondo ver­sando i fagioli nella pentola. Le massaie guardavano accigliate la zuppa arricciando il naso.

«Ah, lo so cosa state pensando», disse il vagabondo, «tutte ugua­li voi signore, la zuppa non vi piace se oltre ai fagioli e alla cipolla non ci sono anche dei funghi...»

«Ce li metto io i funghi!» esclamò la signorina Parsimonia, la maestra. Corse a casa e tornò con un cestino di funghi che andaro­no a raggiungere la cipolla e i fagioli.

«Oh naturalmente è un po' pallida» si scusò il vagabondo. «È la carne che dà quel bel colore alla zuppa, oltre alla cipolla e ai funghi».

«Carne! Carne!» esclamò il macellaio anche lui eccitato all'idea di mangiare la zuppa di pietra. Andò a prendere un bel pezzo di car‑

ne e qualche metro di salsiccia, che fecero la fine degli altri ingre­dienti. Il vagabondo assaggiò. «Una patata e una rapa o due la ren­derebbero degna di un re!»

«Oh sì, sì, le patate! E le rape!». A questo punto le signore si rim­boccarono le maniche, una di esse scavò furiosamente nell'orto ti‑

rando fuori le patate e le rape. «Se volete favorire, portate piatti e cucchiai...» disse cordialmente il vagabondo. «E anche una tova­glia!» aggiunse.

«Ma non ci vuole anche un po' di sale?» suggerì un'altra e corse a casa a prendere il sale. La ricca zuppa ormai sobbolliva nella pen‑

tola: cipolla e fagioli e funghi e carne e patate e rape... per non dire della pietra. L'odorino faceva venire l'acquolina in bocca. Il fornaio corse a prendere una dozzina di croccanti forme di pane, altri por-178

tarono formaggio e l'oste arrivò con una damigiana di vino nuovo. Alcune massaie portarono deliziose crostate di mele.

Fu stesa una grande tovaglia in mezzo alla piazza, tutti si acco­modarono e il vagabondo riempì i piatti con la zuppa fumante e profumata. Mangiarono tutti in allegria e, grazie al vino, finirono cantando a squarciagola.

«Oh, questo è il miglior pranzo che ho mai fatto in vita mia!» gongolò il sindaco quando ebbero finito. «Quella tua pietra è dav­vero straordinaria».

«E tutta vostra, cari amici, ve la regalo» disse il vagabondo.

«Cosa? Davvero ci regali la pietra magica?» dissero gli abitanti del villaggio, con gli occhi lucidi. «Potremo ritrovarci a mangiare e far festa insieme altre volte con la zuppa di pietra. E non ci costerà un soldo!».

«Eh, già» fece il vagabondo infilandosi la giacca «però ricordate­vi di aggiungere un po' di sale e cipolla e fagioli e funghi e un po' di carne...».

«Non lo dimenticheremo di certo».

«In realtà, ho notato che queste piccole aggiunte rendono la zup­pa più buona», concluse il vagabondo prima di riprendere il cam­mino.

 

In realtà, la pietra che viene «bollita» per fare la zuppa è l'egoismo degli abitanti del villaggio. Grazie al semplice e acuto trucco del vagabondo, il villaggio ritrova unità e comunione.

 
 

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