domenica  21 marzo 2021

CAVALLO PER L'IMPERATORE

C'era una volta, in una remota provincia del regno di Cina, un pittore che passava le giornate a cercare di ritrarre il visibile e l'invisibile. Il villaggio in cui viveva era sovente perduto nella nebbia. Si racconta che i cani di quelle parti abbaiavano quando appariva il sole.

Il pittore si era proposto di ritrarre su grandi fogli di carta di ri­so i bellissimi panorami che circondavano il villaggio, ma che erano così spesso coperti da una spessa patina di bruma. La sua destrezza nel maneggiare il pennello era diventata tale che era capace di rap­presentare laghi, rocce, uccelli e montagne con un solo movimento del polso, rapido come la folgore.

Ammutolita per l'ammirazione, la gente dei villaggi assisteva alla magica fioritura sul foglio bianco di valli, montagne, paesaggi in­cantati, magnifici alberi carichi di frutta, cigni splendidi che si muo­vevano con regale dignità sullo specchio azzurro dell'acqua e pavo­ni dai colori iridescenti.

La sua leggenda cominciò ad essere mormorata di bocca in bocca, poi di villaggio in villaggio.

La fama del pittore si sparse di regione in regione, oltrepassò il confine della provincia, finché giunse agli orecchi dell'Imperatore. Così un mattino, quest'ultimo, accompagnato dal figlio maggiore e da un gran numero di dignitari della corte, si presentò sulla soglia della casetta del pittore.

Il pittore, commosso da tanto onore, continuava a inchinarsi fino a terra davanti all'Imperatore.

Costui alla fine dichiarò: «Io ho sentito dire che sei il miglior pittore del mio impero, e io voglio sincerarmene. Ti chiedo di dise­gnare un cavallo: il più bel cavallo del mondo, quello che nessun occhio ha mai visto».

«Bene, Sire», rispose umilmente l'artista.

«Quanto tempo ti occorrerà?».

«Dieci anni, Sire», rispose con la più grande naturalezza e semplicità il pittore.

«Dieci anni, per dipingere un cavallo?».

«Per dipingere un bel cavallo, Sire».

«Benissimo. Aspetterò. Ritornerò qui esattamente fra dieci anni».

L'Imperatore si allontanò con il suo seguito, e il nobile corteo sparì nella bruma.

I dieci anni passarono. Il giorno fissato finalmente arrivò. L'Imperatore si presentò con il corteo dei suoi dignitari alla porta del pittore: «Sono venuto a prendere il mio cavallo. Dov'è?», disse. Il pittore andò a prendere un grande foglio di carta di riso. Tutto bianco...

Sugli occhi dell'Imperatore e dei dignitari passò un lampo di stupore, di stizza e di disappunto. Ma non fecero a tempo a proferire

Il pittore si concentrò pochi secondi in silenzio, poi intinse con decisione il suo pennello nell'inchiostro. Subito dopo, sotto gli occhi di un imperatore sbalordito, il pittore disegnò con rapidissimi movimenti della mano e pochi tratti di pennello un cavallo di una tale bellezza che il sovrano, commosso, non riuscì a trattenere una esclamazione di pura ammirazione.

Il sovrano rimase un istante in silenzio, come catturato da tanta mezza espressiva.

Tutto era perfetto: la sicurezza della linea, l'armonia delle for­me, l'eleganza del movimento, la vivacità dell'occhio. Infine si girò verso il pittore: «Non ho mai visto un dipinto migliore di questo. E credo che non ne esisterà mai un altro uguale. Mi congratulo con te. Tua moglie e i tuoi figli potranno vivere felici: davanti a questi te­stimoni, io mi impegno a offrire loro un castello, un lago e delle fo­reste. Ma tu, mago del pennello, sei condannato a morte: ti farò ta­gliare la testa perché ti sei preso gioco di me, facendomi aspettare per dieci anni un disegno che hai fatto in pochi secondi».

Il pittore, senza dire una parola, chinò la testa e si lasciò incatenare davanti alla famiglia in lacrime.

Ma il figlio dell'Imperatore, principe di sangue reale, era molto curioso ed era entrato nel granaio della povera casa del pittore.

Mentre l'uomo veniva portato via, gridò: «Padre, padre! Venite a vedere! Venite presto».

Dappertutto, nel granaio, per terra, attaccati ai muri, accatastati negli angoli, c'erano fogli, pezzi, brandelli di carta di riso, su cui era­no disegnati migliaia, milioni di cavalli. Il pittore si era esercitato per dieci anni, giorno e notte, per offrire al suo Imperatore un'ope­ra degna di lui.

 

La fatica e lo sforzo di oggi sono il tuo successo di domani.

 
 
 

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