IL PIAVE

BOLLETTINO PARROCCHIALE DI SAN NICOLO'

 (dicembre 2000)

IL VESCOVO BROLLO

Sorridente, disponibile, vicino a tutti, accogliente, aperto, così è passato in mezzo a noi. A Borgo Piave è venuto due volte, per due cresime. Ha colpito al cuore la prima volta con il suo discorso sull’educazione, fatto ai genitori. Genitore che genera ogni giorno, che prepara ogni giorno il lancio nella vita. Ha colpito la seconda volta con il comprendere le ragioni dei ragazzi, impazienti ai blocchi di partenza e desiderosi di correre. Alcune regole della preparazione atletica ci sono rimaste. Così, il nostro vescovo: affabile, sorridente, disponibile ad ogni persona, ad ogni mano che si tende, ad ogni  volto che lo guarda. Un padre. E’ stato poco tempo tra noi? Forse si. Noi l’abbiamo felicemente incontrato e ricevuto il messaggio. Ci ha preparato alla corsa, al lavoro. Ora corriamo. Pregheremo per il suo nuovo apostolato in terra friulana. Ogni volta che apriva le finestre non poteva non vederci e non pregare per noi. Lo ringraziamo per il pensiero quotidiano. Nella vacanza guarderemo in su, verso la sua finestra, pregando per lui, e per il prossimo pastore. Il pastore è il Cristo che ci guida. L’ultima sua immagine era furlana. E la prossima?

 

La prossima è bergamasca.

Si chiama Vincenzo Savio. E’ nato nel 1944, a Osio Sotto (BG), salesiano, impegnato in tutti i ruoli di un sacerdote, dall’oratorio, a parroco, a responsabile diocesano e poi vescovo ausiliare di Livorno. Sembra avere due passioni, i giovani ed il loro mondo e l’organizzazione del lavoro, con tutti i mezzi, non ultimi quelli informatici. Magari ci troveremo una E-MAIL di saluto attraverso il nostro sito. Avrà 19 anni per organizzare il lavoro, portarlo avanti, verificare i risultati e lasciare il segno.

Pregheremo per lui e ci disponiamo ad accoglierlo. 

ALZATI E CAMMINA

Perché ci vien voglia di alzarci e camminare fiduciosi incontro al un nuovo millennio?  I bambini sono in crescita. Sono come le piante, che fanno giardino e bosco e salute. Il deserto è alle spalle, l’abbiamo passato. L’albero della vita cresce, dà frutti di futuro e di speranza. Abbiamo adottato una mamma in difficoltà. Noi siamo aperti. Le nostre famiglie giovani sono sensibili alle famiglie in difficoltà e si aprono all’aiuto. Buon segno, buonissimo segno. Il futuro ci viene incontro. I giovani sentono crescere l’erba sotto i piedi. Sanno che il bello costa. Hanno dimostrato anche con la responsabilità delle gestioni scolastiche. Responsabilità crescente, forse in direzione non collimante con la tradizione, ma rispettosa ed inventiva. E poi un senso di giustizia impegnato e non solo verbale. In parrocchia lavorano e propongono. La gente si offre per aiutare il prossimo. A volte è complicato trovare il proprio ruolo nel servizio. Chi cerca proprio il servizio lo trova il posto, l’occasione, il tempo. La parrocchia è una palestra di attività sostenute da queste persone comuni, ma eccezionali nella loro semplicità. C’è la diffidenza da vincere, il sospetto, la paura. Non si apre più la porta se non dopo un terzo grado. Ma a chi bussa sarà aperto. Il buio si caccia anche con il coraggio. La messa domenicale resta un grande momento di incontro e di formazione. Siamo famiglia, siamo gente che cammina insieme e si conosce. L’anonimato della folla ci circonda. Siamo pieni di comunicazioni e rischiamo di non comunicare. Una sosta domenicale, tranquilla ed aperta alla Parola ci rigenera e disintossica, ci apre la strada e ridona forza. Il giubileo in tutte le sue manifestazioni è stato un susseguirsi di emozioni e messaggi fortissimi. Non c’è categoria che non abbia passato la porta santa. Anche i portieri delle grandi squadre han fatto quel gol personale, da partita della vita. Abbiamo sentito risuonare parole di vita, di guida illuminante, di sostegno sicuro.

Guidati dalla solita stella, che da due mila anni non delude, intraprendiamo il nostro viaggio, verso la meta.

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